
Da tanti anni Col d'Orcia ha messo al centro della propria crescita la tutela della biodiversità e la difesa della sostenibilità di un territorio unico come quello della Val d’Orcia, costruendo una vera e propria “oasi biologica”: 520 ettari sul versante meridionale di Montalcino, terra del Brunello, tra vigneti, olivi, seminativi e bosco. La Famiglia Marone Cinzano, del resto, ha sempre attribuito grande valore, e dedicato particolare attenzione, all’ambiente naturale in cui opera. A partire dal 2010, ha avviato il processo di conversione per ottenere la certificazione biologica, diventando il più grande vigneto biologico della Toscana. Da allora, l’intera tenuta è gestita esclusivamente con pratiche di agricoltura biologica, introducendo anno dopo anno un approccio sempre più vicino alla biodinamica, mantenendo sempre un’alta componente di artigianalità nelle lavorazioni in vigna e nei processi produttivi.
Un percorso che si alimenta ogni anno di nuove sfide e nuovi obiettivi, che non può conoscere un punto d’arrivo ma solo tante tappe intermedie, coronate da piccoli e grandi successi, come il riconoscimento arrivato da Wine Enthusiast, una delle riviste più influenti nel mondo del vino, che ha nominato Col d’Orcia “Environmental Advocate of the Year”. Il premio, istituito per la prima volta quest’anno nell’ambito dei “Wine Enthusiast’s Annual Wine Star Awards”, è il riconoscimento alle buone pratiche ed ai risultati raggiunti attraverso scelte nette, talvolta radicali, non sempre semplici, ma necessarie.
Scelte che guardano non soltanto alla sostenibilità ambientale, ma anche a quella sociale, e quindi al rapporto con il territorio e con chi lavora a Col d’Orcia ogni giorno, in un ambiente lavorativo sano sotto ogni punto di vista. Dalla tutela del suolo alla biodiversità, dal packaging alla tutela delle risorse idriche, dalle energie rinnovabili agli obiettivi futuri: sono tanti i fronti aperti, tutti importanti per chi è letteralmente obsessed by nature L’attenzione e la cura per l’ambiente arrivano da lontano, in un lungo processo verso la sostenibilità diventato un ponte tra le generazioni, che unisce il Conte Francesco Marone Cinzano ai figli Alberto e Santiago. Lo sforzo, nell’ultimo mezzo secolo, è stato comune e condiviso da tutti, a partire dalla guida agronomica, il cui testimone è passato dalle mani di un collaboratore storico come Giuliano Dragoni a quelle di Valerio Chechi e della sua giovane assistente. Un percorso pionieristico, che per un decennio ha intrecciato la viticoltura cilena. Arrivato a San Javier, nella Valle del Maule, nel 1996, il Conte Francesco Marone Cinzano ha dato un contributo fondamentale nella riscoperta e nel rilancio delle antiche varietà “Patrimoniali”. In un decennio ha tracciato il percorso seguito oggi dalle nuove generazioni di vignaioli, che mirano al riconoscimento di San Javier a “Capital del Vino Patrimonial de Chile”, e intanto festeggiano un primo passo, il riconoscimento a “Città Creativa UNESCO” per la gastronomia. Anche per merito del lavoro del Conte Francesco Marone Cinzano, come ha voluto sottolineare il sindaco della città andina, Jorge Silva Sepúlveda.
“A Col d’Orcia non siamo produttori di vino, siamo agricoltori, curiamo la terra, coltiviamo la vite, ed il vino è la conseguenza dell’uva che raccogliamo. Quando mi sono reso conto dell’incredibile patrimonio rappresentato dalla biodiversità che abbiamo a Montalcino e a Col d’Orcia, mi sono chiesto cosa potessi fare per dare un contributo. Ho deciso, nel 2009, di fare di Col d’Orcia una fattoria biologica, dove alla produzione di uva si affianca quella di olio, cereali ed altre colture”. Così il Conte Francesco Marone Cinzano, che ha guidato la transizione dell’azienda, diventata oggi un modello per il territorio e per il vino italiano nel mondo, “paladina dell’ambiente”, come recita il premio che Wine Enthusiast conferirà a Col d’Orcia il 26 gennaio 2026 a New York alla Glasshouse, cornice dei 26esimi “Wine Enthusiast’s Annual Wine Star Awards”.
“Da quasi 20 anni la famiglia ha scelto di vivere nella tenuta, e quindi di trattarla con la massima cura e attenzione verso il futuro – le pratiche biodinamiche si estendono dagli orti ai campi melliferi, dal tabacco ai ceci, e chi ne ha più tratto beneficio sono i nostri appezzamenti di Sangiovese, oggi pervasi da una biodiversità che porta materia organica e vitalità”, conclude Santiago Marone Cinzano, terza generazione della famiglia a Montalcino.